A cavallo fra Argentina e Cile si trova la Patagonia, un luogo immenso dove si respira l’atmosfera da fine del mondo. L’unico modo per scoprire davvero questa zona remota, circondata da ghiacciai e vette maestose, è percorrere le mitiche Ruta 40 e Carretera Austral. Questo percorso diventa l’essenza stessa del viaggio, un’occasione unica per attraversare distese senza fine, fare soste inattese, per cercare un rapporto più ravvicinato con la realtà locale e per osservare luoghi altrimenti non raggiungibili. E nel mentre si potranno ammirare le immagini di una natura primordiale, magnificente e, a tratti, sorprendente, che mette l’uomo di fronte alla sua piccolezza.
Il Tour Operator Kel 12 propone un viaggio di 17 giorni (con partenze il 20 ottobre e 17 novembre 2016, e 29 gennaio e 26 febbraio 2017), quota a partire da euro 5.150.
Il viaggio proposto da Kel 12 parte da Buenos Aires, dove il viaggiatore viene sedotto dalle atmosfere vagamente europee dei viottoli acciottolati e dai caffè vecchio stile dei quartieri del centro e dai colori vivaci del quartiere del Caminito. Si lascia presto la città per tuffarsi nella natura dell’estremo sud del paese e la prima tappa è la pinguinera di Punta Tombo, nei pressi di Trelew, il rifugio, nei mesi che vanno da settembre ad aprile, di oltre un milione di pinguini magellano; poco distante la Penisola Valdes, posta sotto la tutela dell’Unesco per preservare un ecosistema unico al mondo: qui infatti la pianura arida che si insinua nell’Oceano Atlantico, con le sue coste frastagliate a picco sul mare, è il luogo scelto da molte specie di uccelli e da una gigantesca colonia di leoni marini per svernare e riprodursi; poco lontano numerosi esemplari di balene solcano le acque durante i mesi che vanno da luglio a dicembre: anche per loro è arrivato il momento di dare alla luce i piccoli.
Si fa rotta verso il Cile, passando attraverso il Parco Nazionale Los Alerces, un parco naturale di oltre 263.000 ettari, nato per salvaguardare l’alerce, una varietà di conifera d’alto fusto che può vivere anche fino a 3.000 anni: qui si apre uno scenario straordinario, di boschi verdissimi, attraversati da fiumi e punteggiato da piccoli laghi, e, sullo sfondo, la cornice aguzza delle Ande.
Riprendendo la Carretera Austral si costeggiano i fiordi scoscesi del Parco Nazionale Queulat, un paesaggio intagliato e modellato dall’acqua: tra fiumi impetuosi, foreste verdissime e alte vette vulcaniche, si trova lo spettacolare Ventisquero Colgante, il “ghiacciaio appeso”, un’enorme massa di ghiaccio dai riflessi azzurri incastrato fra le pareti rocciose a precipizio su un lago.
È ora di imboccare la mitica Ruta 40, la strada che attraversa l’Argentina da nord a sud, fino al finis terrae, e raggiungere così la Cueva de las Manos Pintadas, considerata la Cappella Sistina dell’arte preistorica in America Latina: centinaia di impronte di mani in negativo, riprodotte in moltissimi colori, si sovrappongono le une alle altre e si alternano a scene di caccia, a gruppi di guanachi e a rappresentazioni della figura umana.
Dopo aver esplorato il canyon del fiume Oro e ammirato la maestosità del Cerro San Lorenzo, che si specchia nei laghi Posadas e Pueyrredon, il viaggio prosegue con la visita del Parco Nazionale Torres del Paine, spettacolare Riserva della Biosfera Mondiale istituita per proteggere un ambiente unico al mondo: fra l’erica e i licheni vivono infatti le più disparate specie animali, tra cui puma, volpi e guanachi; in un’arena naturale dominata dalle tre maestose torri che formano il gruppo del Paine, enormi monoliti di granito erosi dal ghiaccio, dall’acqua e dai venti, le cui cime sono spesso incappucciate dalle nuvole, si trova anche il Lago Nordenskjold, che è la sorgente delle roboanti acque del Salto Grande, la cascata che si tuffa nel Lago Pehoe.
Il viaggio volge alla fine, ma riserva ancora momenti spettacolari con i grandi ghiacciai: prima l’Upsala, poi l’Onelli, infine il Perito Moreno, il gigante che si allunga di oltre 100 metri all’anno; l’imponente fronte ghiacciato, lungo 5 chilometri e alto 60 metri, impressiona con la sua massa azzurrata e con il fragore sinistro provocato dallo stridere delle masse di ghiaccio e dall’improvviso distacco di enormi pezzi di ghiaccio che si tuffano nelle acque del lago sottostante: proprio la voce del gigante vi accompagnerà durante il viaggio di rientro e risuonerà nella memoria come un richiamo proveniente dalla fine del mondo.

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